Gaeta, il comune rende omaggio ai Sciusci e da vita ad un albo

Pubblicate sul sito istituzionale www.gaeta.it le schede per l’iscrizione all’Albo dei Sciusci. Come anticipato nei giorni scorsi dal Sindaco Cosmo Mitrano, proponente della deliberazione di giunta n. 3 del 9 gennaio 2020, esiste la volontà dell’Amministrazione di rendere omaggio a tutti coloro che oggi come ieri tramandano una tradizione ben radicata in città.

“L’albo dei Sciusci ed il premio del Sciuscio gaetano – ribadisce il Sindaco Mitrano – sono finalizzati a creare un archivio storico dei gruppi e che avrà uno spazio nel costituendo Museo Civico di Gaeta. E’ importante preservare la memoria storica di un’antica tradizione che caratterizza la Città di Gaeta, attraverso il coinvolgimento di gruppi musicali che si esibiscono ogni fine anno nonché la tipologia di strumenti e di indumenti che utilizzano, i testi delle canzoni ed ogni altra caratteristica necessaria a dare un profilo identitario a questo evento folcloristico gaetano”.

Sul sito istituzionale www.gaeta.it nella sezione “in evidenza” alla voce “sciuscio gaetano tra evoluzione e tradizione” è possibile scaricare i moduli per l’iscrizione. Debitamente compilati possono essere inviati via pec al seguente indirizzo: protocollo@pec.comune.gaeta.lt.it

o consegnati all’ufficio protocollo del Comune di Gaeta in piazza XIX maggio n. 10, in busta chiusa indirizzati al Dirigente del Dipartimento Cultura e benessere sociale del Comune di Gaeta.

Per ricostruirne la memoria storica si procede pertanto a creare un elenco dei gruppi musicali suddiviso per annualità, che si sono esibiti nelle ultime edizioni del Sciuscio da inserire nel costituendo Albo dei Sciusci gaetani attraverso l’acquisizione delle seguenti informazioni:

  • Per l’annualità 2019/2020 e le cinque precedenti si potranno presentare le richieste di iscrizione entro il 30/06/2020 compilando l’apposita scheda d’iscrizione sottoscritta da ogni componente del complessino e fornendo fotografia dell’intera formazione musicale (dati anagrafici, testo delle canzoni, tipologia degli strumenti utilizzati, eventuale CD delle canzoni e fornendo fotografia dell’intera orchestrina);
  • Per le annualità precedenti potranno essere presentate domande d’iscrizione da parte di un componente del Gruppo o di un soggetto promotore che ne dimostri l’attività canora svolta negli anni di riferimento indicando i nominativi delle persone che lo componevano nonché i relativi strumenti musicali utilizzati.

Il premio «Sciuscio Gaetano di Capodanno» è finalizzato invece a valorizzare la creatività artistica giovanile nel solco della tradizione locale con l’intento di ricordare, riscoprire, preservare e diffondere i valori storico-culturali di testi e motivi musicali legati alla tradizione gaetana. Il premio sarà assegnato al gruppo musicale che meglio avrà saputo interpretare e custodire la tradizione del canto popolare gaetano nel rispetto della musicalità, dei versi, degli strumenti musicali utilizzati e delle uniformi indossate. Sarà istituita una apposita Commissione giudicatrice nominata dal Sindaco con proprio decreto la quale certificherà i risultati del voto espresso dal pubblico secondo le modalità che saranno indicate. Il Premio «Sciuscio Gaetano di Capodanno» sarà consegnato annualmente nel corso di una cerimonia in aula consiliare.

IL SCIUSCIO GAETANO, STORIA DI UN’ANTICA TRADIZIONE FOLCLORISTICA

Gaeta è una città ricca di tradizioni e di manifestazioni folcloristiche  che, specialmente durante le feste di Natale e del primo dell’anno, assumono toni e colori prettamente napoletani, riconducibili alla lunga appartenenza della città al Regno di Napoli e delle Due Sicilie. In questo ambito molto sentita, apprezzata e seguita è la tradizione del «Sciuscio» che affonda le radici in un passato lontano e che si collega alle tante creazioni popolari che hanno avuto grande seguito in Campania (a Napoli specialmente) e nelle terre aurunche. Gliu sciusce è un termine dialettale con il quale si indicano orchestrine itineranti composte da gruppi di persone (bambini, ragazzi e adulti), in alcuni casi anche senza minime conoscenze musicali, che portano i loro canti augurali in strada e nelle case. Il loro cantare in dialetto rievoca antiche tradizioni portando nelle case e nei cuori della gente il calore dell’augurio di fine anno. «Sciuscio» è anche il nome della serenata che gruppi di musicisti (per lo più giovani) portano ad amici e conoscenti la sera di San Silvestro, consistente in una musica, accompagnata da canti, che si indirizza alla vigilia di Capodanno al capo famiglia o padrone di casa – dialettalmente al patrò (dal latino patronus) come espressione di augurio per il nuovo anno, accanto all’uscio della sua abitazione. I canti venivano accompagnati dal suono di strumenti musicali tipici, artigianali e popolari di seguito riportati: urzo, martello, tamburello con sonaglietti, tromba degli zingari, nacchere o castagnole, acciarino, triangolo, tecche-tecche, tricchebballacche, scetavajasse, tric-trac, cucchiaio, zucutuzù, putipù, bughibù (parole onomatopeiche) e cute-cute (lat. cutis, pelle): strumenti questi costruiti artigianalmente che più che armonie musicali emettono rumori. La notte di San Silvestro infatti nella città Gaeta si perpetua un’antichissima tradizione, con migliaia di gaetani e turisti che si recano nelle vie più antiche del borgo della città per assistere al «Sciuscio», spettacolo di suoni, colori, musica, risate, schiamazzi, stonature, suonatori emozionati e sonate emozionanti. Ulteriore conferma viene anche dalla posizione geografica di Gaeta che ha fatto parte della storica provincia di Terra di Lavoro, con Caserta capoluogo dal 1818 fino alla data dell’abolizione e quindi si spiega così che nelle strofe di un famoso brano vengono utilizzati per le rime nomi delle città limitrofe come Casoria, o molto più lontane come Messina (Nui simme glie pòvere pòvere, venimme da Casorie; Casorie e Messine simme glie pòvere pellegrine). Nelle serenate di questi ultimi tempi hanno fatto il loro ingresso strumenti più moderni e alquanto sofisticati come ad esempio la fisarmonica, il sassofono, il clarino/clarinetto, la chitarra, l’armonica a bocca e la batteria. La più antica «canzone del Capodanno», della quale si possono ancora cogliere alcuni spunti nei pochi versi originali recitati e cantati, è infatti di sapore e stile prettamente napoletano; attualmente l’unica nota tradizionale dell’attuale Sciuscio – accennata da qualche Gruppo ma che va comunque riportata in auge insieme ad altri versi – consiste nel far precedere l’esibizione musicale da un coro di note augurali indirizzato al patrò di casa: Oje patrò (nome), dacce nu Sciuscie, annanze che s’ammuscie, dacce quatte fiche muscie; annanze che se secche, dacce quatte fiche secche.

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