Erosione costiera: le considerazioni della Dott.ssa Ilaria Falconi

“In merito al tema dell’erosione costiera, mi duole constatare che in numerosi ordini del giorno sono stati proposti interventi con opere di difesa rigide (pennelli) o miste (ripascimento + pennelli o barriera), e il ripascimento morbido.

A distanza di 30 anni dalla Legge 183/89 serve una profonda riflessione.
Si deve fare ancora un gran lavoro culturale per far comprendere che la geologia è alla base della previsione, della prevenzione e della gestione del dissesto idrogeologico.

La storia del litorale romano di Ostia, inoltre, dovrebbe insegnare a scongiurare il ripetersi di certi errori, come ad esempio, la posa in opera di strutture di difesa costiera distaccate emergenti, in corrispondenza della foce, che ha spostato l’erosione verso le spiagge limitrofe, soprattutto verso la costa compresa tra il Pontile della Vittoria ed il Canale dei Pescatori o la realizzazione di pennelli trasversali e barriere longitudinali sommerse ad Ostia centro (dopo gli anni ’70, quegli interventi hanno perso decisamente efficacia ed il moto ondoso ha inflitto seri danni all’intero litorale, strutture balneari comprese).

Le opere di difesa rigide (pennelli e frangiflutti) sono soluzioni pagliative e inefficaci non solo nella risposta in termini di avanzamento della linea di costa, ma anche dal fatto che dalla posa di questi si innescano processi di erosione nelle zone limitrofe.

Infatti, in fase di pianificazione e progettazione di un’opera di difesa costiera, è necessario tenere conto, non solo dell’efficacia di un’opera nel contrastare l’erosione, ma anche degli effetti che la sua presenza può generare sull’ambiente emerso e sommerso. Qualsiasi opera di difesa costruita sugli arenili o sommersa, in qualunque punto essa si trovi e indipendentemente dal tipo adottato, rappresenta sempre un ostacolo al libero movimento delle acque marine lungo il litorale, sia che tale movimento si manifesti sotto forma di corrente sia che esso sia dovuto al moto ondoso.

In un ordine del giorno, addirittura, si cita il progetto, che, nato per fronteggiare il fenomeno, prevedeva per Ostia Levante la realizzazione di 8 pennelli ortogonali alla linea di costa della lunghezza di 200 m, a forma di T, per una tratto di 4 km, a fronte di un solo chilometro di costa in regime critico. L’ultimo pennello, tra l’altro, sarebbe stato posizionato a ridosso del sito d’importanza comunitario (SIC), individuato con codice Natura 2000 – IT6030027, di Castel Porziano.

Più opportunamente, l’aggiornamento del progetto ha poi ridotto il numero dei pennelli da installare escludendo quello a ridosso del SIC e, ad oggi, non è stata avviata alcuna opera di quelle sopra menzionate ed anzi si è realizzato esclusivamente un ripascimento morbido.

Il ripascimento morbido effettuato nelle zone dove non è presente una barriera sommersa è un intervento inutile. Inoltre, occorre evitare di eseguire la manutenzione ed integrazione degli interventi di ripascimento in autunno e inverno poiché sarebbe un’operazione inefficace in quanto nel suddetto periodo il mare attua naturalmente il ripascimento.

Nelle conclusioni, si evidenzia che la difesa dei litorali va inserita all’interno di un contesto d’azione integrata a medio – lungo termine in cui devono essere considerati gli effetti indiretti, che riducono la resilienza delle spiagge, e quelli diretti causati dall’erosione costiera e dai cambiamenti climatici.Gli interventi di difesa devono essere integrati in un piano che deve includere criteri di sviluppo sostenibile e tutela ambientale in quanto la conservazione dei litorali sabbiosi ben sviluppati e il contrasto all’erosione costiera rappresentano, in genere, una strategia di difesa e di riduzione del rischio di inondazione dei territori costieri.

Nella progettazione di un opera di difesa occorre tenere nella debita considerazione e valutare opportunamente le caratteristiche dei movimenti migratori dei materiali litici, con attenzione al senso nel quale in prevalenza tali movimenti si verificano; la posizione, rispetto all’opera da costruire, delle fonti di rifornimento dei materiali consistenti prevalentemente nelle conoidi situate alle foci dei fiumi; la composizione granulometrica dei materiali e la quantità degli stessi che mediamente persiste nella zona.Infine, non si deve prendere in considerazione solamente il breve tratto di linea di riva in erosione ma si deve analizzare l’unità fisiografica in cui tale tratto è incluso”.

A cura della Dott.ssa Ilaria Falconi

Tecnico ISMEA presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale DISR III – Agricoltura, Ambiente e Agriturismo.

Consigliere SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) Sez. Lazio

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